Alberto Collobiano
C'è un angolo libero
Il desiderio di "attrezzare un angolo" per un certo scopo
o di "riservarsi un angolo" tutto per sè, è in genere soltanto un modo di dire
da non prendersi alla lettera; nel senso che l'angolo al quale ci si riferisce non. È lo
spazio all'incrocio di due pareti ma una certa zona che può trovarsi dovunque ed avere
qualunque forma.
Però ogni ambiente ha almeno quattro angoli e può darsi che uno di essi, per particolari
vincoli che ne condizionano l'utilizzo, rischi di diventare un "angolo morto",
un volume sprecato, senza una qualsivoglia funzione. E allora, perchè non cercare di
sfruttare questo volume difficile interpretando in chiave moderna il principio base delle
antiche angoliere? Che è un principio, dal punto di vista geometrico, molto giusto. Come
si vede dallo schema riportato sotto a sinistra, un elemento a pianta triangolare offre
prestazioni migliori che un comune mobile a facce perpendicolari: non solo per la minor
profondità impegnata a parità di volume, ma anche perchè offre un più ampio fronte
d'accesso e meglio si raccorda alle pareti, senza dar luogo a zone morte laterali.
Nella tavernetta ricavata nel seminterrato o nella cucina sommariamente attrezzata della
casa di campagna, un rustico scaffale triangolare da incuneare in un angolo può essere
utilissimo. Per costruirlo basta assemblare con colla e chiodi tre montanti di legno e
qualche ripiano di paniforte; elementi che è possibile farsi tagliare su misura nei
magazzini specializzati in materiali per il "fai da te". Due buone mani di
vernice completano l'operazione.
Oltre a questa, davvero elementare, sono possibili tante altre soluzioni. Qui di seguito
ne proponiamo qualcuna, a titolo indicativo e come stimolo alla personale inventiva. Chi
riconoscesse in una di queste idee schematicamente rappresentate la risposta a determinate
esigenze dovrebbe comunque adattare, le misure a quelle reali dello spazio disponibile e
scegliere materiali e finiture che si accordino con il tono generale dell'ambiente.
TRE QUINTE IN DIAGONALE
In un piccolo ingresso nel
quale di fianco alla porta resta un tratto di parete largo circa 40 centimetri, un
elemento triangolare sistemato nell'angolo raggiunge lo scopo di utilizzare quella
porzione di spazio senza risultare troppo incombente e senza creare una strettoia in una
zona che è bene rimanga comodamente agibile. Potrà essere un armadietto con la parte
superiore e inferiore chiusa e quella intermedia a giorno, oppure un miniripostiglio dove
tenere l'occorrente per le pulizie: se l'appartamento è in montagna, potrà essere un
ottimo posto in cui riporre ben in ordine gli sci, trattenuti da appositi supporti.
Di seguito alla prima quinta diagonale, altri due pannelli di larghezza leggermente
maggiore (di cui uno apribile) racchiudono un secondo spazio triangolare, attrezzato con
ganci appendiabiti e, a partire dall'altezza di m 1,70, con ripiani. Al pannello che si
trova di fronte alla porta, rivestito di specchio per ottenere visivamente una sensazione
di maggior ampiezza, è applicato un portaombrelli dal disegno essenziale.
IL BAR ALL'ANGOLO
Quando si ha la fortuna di
avere tanti amici, ogni occasione è buona per riunirsi in allegria e immancabilmente
viene il momento del drink e dello spuntino. Aver tutto l'occorrente a portata di mano è
quanto di più comodo, e soprattutto permette di evitare il rito un po' stantio della
padrona di casa che gira con il vassoio; molto meglio che ciascuno si serva da sè e
magari, trascinato da improvvisa ispirazione, gratifichi la compagnia con insperati saggi
della sua abilità di barman dilettante.
Un po' di spazio inutilizzato all'incrocio con due pareti può all'occorrenza ospitare le
attrezzature necessarie, che sono essenzialmente due: un contenitore per bottiglie,
bicchieri, piatti, apparecchi ed accessori vari; un piano d'appoggio e di lavoro dove
eseguire le operazioni richieste. In questo caso a svolgere le funzioni di contenitore è
un'angoliera, chiusa con antine nella parte bassa e con ripiani a giorno in quella
superiore. Davanti all'angoliera è collocato un banco di preparazione alto circa 90
centimetri, incernierato lungo un fianco e quindi in grado di ruotare quanto basta a
consentire di prender posto sul retro; sotto al banco possono essere alloggiati un paio di
sgabelli, da estrarre quando occorre.
Le dimensioni in pianta riportate sui disegni qui riprodotti sono da considerarsi minime:
chiuso, il mobile occupa una superficie inferiore al mezzo metro quadrato, che all'incirca
si raddoppia con lo spostamento del bancone. Ridurre ulteriormente l'ingombro avrebbe
conseguenze negative sulla possibilità d'uso, semmai sarebbe opportuno prevedere qualche
centimetro in più. Per quanto riguarda l'altezza del contenitore fisso, che può arrivare
o meno a soffitto, andrà stabilita cercando di raggiungere il miglior equilibrio con gli
altri elementi che compongono l'arredamento.
TRIANGOLO A SORPRESA
Serve un posto dove
studiare o lavorare e nello stesso tempo conservare tutto quello che serve per svolgere
queste attività? Se in una stanza c'è un angolo libero per almeno un metro da entrambi i
lati (con la possibilità di impegnare occasionalmente un'ulteriore tratto di circa 70
centimetri), lo si può attrezzare con un elemento a pianta triangolare simile a quello
rappresentato nel disegno, dotato di un comodo piano di lavoro, di alcuni ripiani, di
cassetti o contenitori vari; il tutto richiudibile dietro due ante attrezzate.
È una struttura in grado di sfruttare al massimo il volume occupato, che all'interno si
presta a essere suddiviso e organizzato sulla base di specifiche esigenze. Può servire
allo studente per avere a portata di mano i libri di testo e di consultazione, il
materiale scolastico e l'ormai immancabile computer; a chi svolge un secondo lavoro o
coltiva un hobby sedentario tipo modellismo, filatelia, pirografia, ikebana e via dicendo;
oppure alla signora che ama dedicare una parte del proprio tempo all'arte del taglio.
Quella che i disegni suggeriscono è la versione che prevede un completo sfruttamento
dello spazio impegnato, ma non è difficile immaginare soluzioni ridotte, nelle quali sia
prevista una struttura di minor altezza; o un piano di lavoro corredato da qualche ripiano
nella zona superiore e, al di sotto, da qualche contenitore estraibile.
Nella soluzione a tutt'altezza è opportuno suddividere l'elemento, in due zone: una, da
terra fino a circa due metri, va attrezzata secondo le esigenze dell'attività prevista,
mentre l'altra, che arriva al soffitto, può essere adibita a vano ripostiglio per oggetti
di uso meno comune.
Due robusti montanti fissati alle pareti sostengono le ante di chiusura, attrezzate
all'interno con cestini di rete metallica, vaschette di plastica, semplici ganci o
qualunque altro elemento in grado di evitare che le cose cadano durante il movimento di
rotazione. Naturalmente i piccoli contenitori applicati alle ante devono avere dimensioni
tali da non interferire con altri elementi presenti all'interno e non vanno caricati con
oggetti pesanti: una buona precauzione contro il rischio di cedimenti sarà dunque dotare
le ante di rotelle fissate al bordo inferiore.
I ripiani, distanziati secondo le specifiche esigenze, poggiano su due listelli
orizzontali fissati alle pareti, come pure il piano di lavoro. Quest'ultimo va collocato a
circa 75 centimetri dal pavimento. L'ampiezza consente di utilizzarlo come scrittoio o per
altre funzioni analoghe; esiste comunque la possibilità di estenderlo, mediante una
fascia ribaltabile incernierata al bordo esterno. Dal punto di vista costruttivo i sistemi
più semplici consistono nel far ripiegare questa parte mobile sopra il piano di lavoro
(con la necessità di sgombrarlo prima di chiudere le ante) oppure nel lasciarla ricadere
verso il basso, con l'inconveniente di potersi sedere davanti al piano solo dopo averlo
ampliato.
Un terzo sistema prevede che l'elemento di prolunga ruoti di 180 gradi, ripiegandosi sotto
la parte fissa: gli stessi elementi di sostegno che lo sorreggono quando è aperto possono
essere studiati in modo da trattenerlo nella posizione di chiusura.