Alberto Collobiano
Il Sottotetto
Nella gerarchia degli spazi
potenzialmente recuperabili un posto di prim'ordine spetta al volume, compreso tra le
falde del tetto e il soffitto dei locali sottostanti. Un volume che in molti casi, di
fatto e per diritto, fa parte dell'abitazione ma non viene utilizzato in alcun modo, o
potrebbe esserlo meglio.
Certo, l'uso è condizionato dall'inclinazione del tetto, dalla quale dipende la maggiore
o minore agibilità dello spazio sottostante, e un ruolo importante giocano anche il
sistema costruttivo e i materiali impiegati. Comunque dal punto di vista tecnico (salvo
casi molto particolari) con opportuni interventi è possibile modificare le strutture per
renderle idonee all'uso previsto; semmai sarà il costo dell'operazione a dover essere di
volta in volta valutato.
PRATICABILE SI', ABITABILE NO
Quando
l'altezza del colmo rispetto al solaio è tanto modesta che diventa impensabile
soggiornare all'interno del vano, la possibilità che più immediatamente si presenta è
quella di utilizzarlo come locale di sgombero, dove riporre tutto ciò che solo raramente
può servire. In via preliminare va però verificata la solidità del piano di appoggio,
per assicurarsi che sia praticabile senza pericolo e possa sopportare il peso di quanto vi
andrà deposto. Potrebbe infatti darsi che non si tratti di un solaio, ma di una
controsoffittatura con scarsissima capacità portante, sistema che nelle costruzioni di
una volta veniva talvolta adottato.
Se già non esiste, nel solaio va praticata una botola, naturalmente collocata in
corrispondenza della linea di colmo per meglio sfruttare l'altezza disponibile. In quanto
all'accesso, una scaletta retrattile (che dopo l'uso si raccoglie all'interno della
botola) rappresenta una buona soluzione.
Per dare al vano una buona illuminazione naturale, se l'aerazione è di per sè
sufficiente basta sostituire qualche tegola o una lastra di copertura con elementi della
stessa serie appositamente prodotti con materiale trasparente; se invece il vano va meglio
arieggiato, bisognerà installare un piccolo lucernario apribile.
Ove ancora non si fosse provveduto all'isolamento termico della copertura, si potrà
rimediare facilmente stendendo l'isolante a pavimento, dato che per il sottotetto non è
previsto alcun riscaldamento. Allo scopo si possono impiegare sia feltro in lana di vetro
sia lastre di polistirolo o poliuretano espanso, da proteggere successivamente con un
assito resistente al calpestio.
SPAZIO PER UN SOPPALCO
Oltre
che per l'uso un po' banale di ripostiglio, un sottotetto di modesta altezza può essere
recuperato per scopi molto più interessanti. Basta considerarlo un volume da aggregare,
del tutto o parzialmente, a quello dell'ambiente sottostante, eliminando la soletta che fa
da diaframma intermedio.
Il vantaggio è evidente: sommando anche solo un paio di metri all'altezza di un locale
medio (circa 3 metri) si acquista la possibilità di realizzare in una determinata zona un
soppalco, per un più intensivo ma sempre razionale sfruttamento dello spazio complessivo.
Una volta unificato il volume dal pavimento fino alle falde della copertura, non sarà un
problema stabilire a quale quota andrà impostato il nuovo solaio.
Nell'insieme, comunque, l'operazione si presenta molto impegnativa, sia per la necessità
di riprogettare gli spazi interni (in pratica rimaneggiando gran parte dell'arredamento)
sia per la quantità e la natura dei lavori che comporta. In particolare si creano grosse,
se non insormontabili, complicazioni quando la soletta da demolire una robusta
struttura muraria, con funzioni anche portanti; mentre un solaio in legno, e ancor più un
controsoffitto, si possono rimuovere senza troppe remore.
Poichè lo scopo della ristrutturazione è quello di ottenere una mansarda articolata su
due livelli, non va trascurata la possibilità di creare nella zona soppalcata le migliori
condizioni di aero-illuminazione, installando lungo la falda una delle apposite finestre.
Se già non lo fosse, il tetto va adeguatamente isolato dal punto di vista termico. Questi
argomenti sono diffusamente trattati più avanti.
ABITARE IL SOTTOTETTO
Prima
di diventare un genere di abitazione particolarmente ambito, quasi uno status symbol, la
mansarda è stata sinonimo di alloggio un po' fortunosamente ricavato sotto le falde del
tetto. Come tale è stata, ed è tuttora, oggetto di una sorda lotta tra due opposti
schieramenti: da una parte costruttori e proprietari, che non perdono occasione per
strappare ai sottotetti scampoli di spazio abitabile, dall'altra le autorità preposte al
controllo del patrimonio edilizio che, trincerandosi dietro leggi e regolamenti, concedono
col contagocce le relative autorizzazioni. Purtroppo non siamo più ai bei tempi in cui
(correva il secolo diciassettesimo) gli architetti François e Jules Hardouen Mansard
riuscivano a ricavare sotto il tetto anche due piani abitabili in più rispetto a quelli
consentiti. Nelle nuove costruzioni il sottotetto, se dotato dei necessari requisiti
igienici, viene compreso nel calcolo della volumetria come qualsiasi altro piano
abitabile; e se i requisiti igienici mancano, non può essere destinato ad abitazione.
In quanto alle costruzioni già esistenti, trasformare un sottotetto in spazio abitabile
rientra tra le opere soggette a "concessione edilizia", cioè che non è lecito
eseguire senza aver ottenuto il formale assenso da parte del Comune. Ora, tale concessione
in certi Comuni (specie i più intensamente urbanizzati) non viene rilasciata tanto
facilmente. Forse proprio per questo fra i tanti abusi di recente condonati un buon numero
riguardava proprio questa casistica.
Per agire in perfetta regola, chi ha la fortuna di poter ampliare la propria abitazione
ricavando uno o più locali dal soprastante sottotetto deve inoltrare al Comune regolare
richiesta di concessione, allegando un progetto con tutte le indicazioni occorrenti:
superficie abitabile, destinazione dei locali, altezze minime e massime, caratteristiche
strutturali, apertura di finestra, tipo di isolamento, servizi, impianti e le altre
informazioni che servono a definire l'intervento in tutti i suoi aspetti.
I parametri che il progetto deve rispettare non differiscono da quelli previsti per la
consueta edilizia a uso abitativo. Dato che il soffitto è inclinato, come altezza di
riferimento si considera la media tra l'altezza del punto più alto e quella del punto
più basso. Non si dovrebbero comunque ammettere altezze inferiori ai due metri o, per i
servizi o i vani accessori, a metri 1,80. Le zone che non raggiungono queste altezze
minime dovrebbero essere chiuse con pareti o arredi fissi e, semmai, utilizzate solo come
ripostigli o vani contenitori.

I LAVORI DA PREVEDERE
Se il
sottotetto in origine non era stato pensato come spazio abitabile, prima che possa essere
definito tale sarà necessario provvedere a tutta una serie di modifiche, più o meno
onerose a seconda delle condizioni di partenza ma sempre piuttosto impegnative. Si dovrà
creare (o ampliare) almeno un'apertura che fornisca all'ambiente aria e luce a
sufficienza; ci sarà da provvedere agli impianti indispensabili e da stendere un buon
pavimento; bisognerà dare alle falde una finitura accettabile e, il più delle volte,
intervenire su di essa per migliorarne le caratteristiche di tenuta all'acqua e di
isolamento termico.
Quest'ultimo aspetto del problema, è bene sottolinearlo, per quanto meno vistoso degli
altri non va assolutamente trascurato, se si vuole che lo spazio recuperato risulti
pienamente confortevole, d'estate come d'inverno. È chiaro infatti che un tetto può
essere costruito secondo diverse tecniche; talune sono di persè caratterizzate da
una certa coibenza nei confronti del calore, altre rivelano a prima vista un'estrema
conducibilità. In nessun caso comunque un soddisfacente grado d'isolamento può essere
raggiunto mediante le pure e semplici strutture del tetto, senza il concorso di prodotti
specifici. Nelle pagine qui di seguito vedremo quali.
L'ISOLAMENTO TERMICO
In
commercio sono reperibili svariati prodotti in grado di aumentare la coibenza delle falde;
la scelta del materiale più adatto e del metodo di applicazione dipende essenzialmente
dalle condizioni in cui si presenta il tetto in questione. Qualunque materiale si adotti,
come regola generale lo spessore deve essere dimensionato con abbondanza, perchè lesinare
su questa spesa si rivelerebbe ben presto un risparmio illusorio.
Quando la situazione è tanto precaria da suggerire il rifacimento del manto di copertura,
le buone norme consigliano di allocare lo strato isolante immediatamente al disotto dello
strato stesso, in modo che la struttura portante resti protetta dagli eccessivi sbalzi di
temperatura. Sotto a uno strato di tegole sostenute da una soletta inclinata di
calcestruzzo e laterizio si possono utilmente inserire vari tipi di isolante, come feltri
in lana di vetro e pannelli di polistirolo o poliuretano espanso; tra questi e la soletta
va in ogni caso previsto uno strato impermeabile che serva da "barriera al
vapore", cioè impedisca al vapore acqueo proveniente dall'interno della casa di
andare a: impregnare l'isolante, riducendone in tal modo l'efficacia.
Per le coperture che (come quelle di una volta) sono sorrette da una struttura di legno,
si possono impiegare tecniche analoghe, eventualmente aggiungendo tra lo strato di
isolante e quello di tegole le speciali lastre bituminose, destinate a meglio
impermeabilizzare il tetto. Esistono però prodotti più specifici che, oltre a risolvere
il problema dell'isolamento, facilitano la messa in opera delle tegole, con sensibile
riduzione dei costi. Sono lastre di materiale espanso da unire a incastro in modo da
formare un piano continuo e già predisposte per il fissaggio delle tegole: una volta
posate le lastre, non resta che applicare il manto di copertura, senza che occorra
predisporre a questo scopo un'adeguata serie di listlli in legno.
Per coibentare il tetto senza smantellare lo strato di copertura, occorre naturalmente applicare l'isolante sulla superficie interna della falda. Ciò in parecchi casi comporta una lieve riduzione dell'altezza utile nel sottotetto, circostanza della quale bisogna tener conto nel progettare l'utilizzo del vano. In compenso l'operazione risulta molto meno costosa e può essere eseguita con tecniche non molto complesse, che tutto sommato si possono considerare alla portata di chiunque possieda tempo, buona volontà e un minimo di abilità manuale.
Se la
struttura del tetto è in legno, con travetti in vista, un isolante di facile
applicazione è il feltro in lana di vetro, del tipo rivestito su una delle facce da
materiale impermeabile al vapore. Lo spessore deve essere tale che, messo in opera il
feltro, al disopra rimanga una lama d'aria di almeno tre centimetri, necessari per
consentire una buona aerazione. Il feltro va tagliato a strisce leggermente più larghe
della distanza tra un travetto e l'altro e inserito in modo che resti un po' compresso,
con la faccia rivestita rivolta verso il basso. Volendo ottenere un grado di coibenza
maggiore di quanto consentirebbe l'altezza dei travetti (come può essere consigliabile
nelle località a clima molto rigido) si può applicare sotto al primo un secondo strato
di feltro isolante, inserito tra appositi listelli di legno, applicati in direzione
trasversale ai travetti di struttura; in questo caso, per lo strato isolante inferiore si
usa feltro con una faccia rivestita, per quello superiore basta del feltro privo di
rivestimento, che ovviamente ha un costo minore.
L'isolamento può essere realizzato anche con lastre rigide di polistirolo o poliuretano
espanso, incollate su listelli inchiodati ai lati di ogni travetto, in posizione arretrata
di misura pari allo spessore dell'isolante. Se non ci sono controindicazioni a ridurre
l'altezza del sottotetto, di norma le lastre vengono inchiodate al disotto dei travetti,
in modo da realizzare uno strato isolante continuo. Dove le facce inferiori dei travetti
non si trovano con sufficiente approssimazione sullo stesso piano, sotto di essi viene
fissata una listell tura che realizzi la necessaria complanarità. Uno degli isolanti più
adatti per applicazioni di questo tipo è il polistirolo espanso ad alta densità,
prodotto in lastre predisposte per l'incastro; si tratta di un materiale impermeabile al
vapore, che non teme il contatto con eventuale acqua filtratasi sotto il manto di
copertura e che, grazie a questi incastri, si comporta particolarmente bene anche nei
confronti del vento.
Buoni risultati si ottengono anche inchiodando all'intradosso delle falde pannelli
preaccoppiati di polistirolo espanso e cartongesso di grande formato, con l'applicazione
dei quali si realizzano con un unico intervento isolamento e finitura.
Quando la copertura è sostenuta da una soletta in
muratura (a intradosso continuo oppure con travetti di calcestruzzo a vista) la
coibenza delle falde si può migliorare con sistemi analoghi a quelli validi per le
strutture in legno. La sostanziale differenza consiste nel fatto che nel caso di soletta
in muratura è necessario predisporre degli adeguati elementi di sostegno ai quali possa
essere facilmente applicato sia il materiale isolante sia il rivestimento protettivo. In
genere si ricorre a una serie di listelli di legno opportunamente intervallati, avvitati
alla soletta oppure a essa fissati con interposizione di tasselli distanziatori in legno.
Completato l'isolamento, se il materiale utilizzato non è del tipo già rifinito sulla
faccia che rimane in vista bisogna applicare un rivestimento, necessario sia a scopo
protettivo sia per ragioni estetiche.
Per una
finitura di tipo tradizionale si può far eseguire un normale intonaco, liscio o a
rilievo, sopra un'apposita rete portaintonaco applicata al disopra dell'isolante. In
alternativa si può ricorrere a lastre di cartongesso (da inchiodare sopra un'intelaiatura
di legno), delle quali sono disponibili anche versioni con la faccia posteriore rivestita
da un foglio impermeabile che funge da barriera al vapore; dopo che i giunti tra le lastre
siano stati accuratamente stuccati e levigati, si otterrà una superficie del tutto simile
a quella dell'intonaco, pronta da tinteggiare o tappezzare.
Un rivestimento di tono rustico si realizza abbastanza facilmente utilizzando elementi in
legno (vuoi "perline" vuoi listoni a incastro o pannelli di compensato) da
verniciare o già rifiniti e pronti per essere lasciati in vista. Se il sottotetto deve
diventare un ambiente "importante" sarà bene scegliere un materiale di un certo
pregio e rivolgersi a un bravo artigiano; per più modeste esigenze, si può pensare di
fare da sè, con attrezzi e tecniche davvero semplici.
LE FINESTRE PER TETTO
In
certi palazzi d'epoca, dalle falde della copertura si vedono sporgere le caratteristiche
sagome degli abbaini, a indicare che là sotto si trovano da gran tempo dei locali
abitabili. Anche quando sotto un tetto è stata ricavata in tempi recenti una mansarda, a
rivelarlo sono le finestre; che però non alterano il profilo della copertura ma ne
seguono, con molta discrezione, la pendenza. È merito delle moderne tecnologie, che hanno
permesso di risolvere, con risultati molto soddisfacenti, tutti i problemi posti da
serramenti tanto inconsueti. C'è comunque possibilità di scelta fra diversi prodotti
dalle prestazioni più o meno complete. Chiaramente, se lo spazio recuperato nel
sottotetto è molto esiguo oppure se è destinato a funzioni secondarie (tipo stanza per
gli hobbies) a far da finestra basta un lucernario apribile a vasistas del tipo più
essenziale. Ma se la mansarda deve costituire un vero e proprio ampliamento
dell'abitazione, è altamente consigliabile orientarsi sulla produzione più qualificata.
Disponibili in vari formati standard che le rendono adatte per ambienti più o meno ampi,
le "finestre per tetto" possono essere installate rapidamente su qualunque tipo
di copertura che abbia una pendenza compresa tra i 20 e gli 85 gradi.
Stabilita in base alle esigenze di organizzazione dello spazio interno la posizione più
indicata, in un solo giorno un operaio esperto può aprire il tetto e procedere al
montaggio, realizzando una perfetta tenuta perimetrale all'aria e all'acqua per mezzo
degli speciali elementi di raccordo compresi nella fornitura. Perchè la manovra del
serramento risulti agevole e l'illuminazione ottimale, il punto più alto del vano
finestra dovrà trovarsi a 180-200 centimetri dal pavimento finito; inoltre è opportuno
che lo spessore del vano venga rastremato orizzontalmente nella parte superiore e
verticalmente in quella inferiore.
A
seconda del modello, il battente può aprirsi con movimento a bilico orizzontale oppure
consentire due diversi tipi di apertura: a bilico e a vasistas oppure a bilico e a libro.
L'apertura supplementare a vasistas rappresenta una comodità in più, in quanto permette
di aerare l'ambiente anche col cattivo tempo senza che pioggia e neve possano infiltrarsi,
tenendo il battente appena sollevato. Tutte le finestre comunque presentano un'ingegnosa
"fessura di ventilazione", dotata di filtro, attraverso la quale si può
lasciare entrare aria fresca anche quando il battente è completamente chiuso.
Quand'è installata in posizione accessibile, la finestra è manovrabile con una sola
mano, senza che all'interno si crei nessun ingombro. Con la stessa facilità il battente
può essere bloccato in qualunque posizione e anche essere ruotato di 180 gradi, il che
risulta molto comodo quando si tratta di pulire la faccia esterna del serramento. Se in
casa ci sono bambini, è buona precauzione fare applicare uno speciale pulsante di
sicurezza, che impedisce l'apertura del battente lasciato chiuso o appena socchiuso. Per
quei casi in cui la finestra si presenta troppo alta per essere manovrata a mano sono
disponibili comandi a distanza, eventualmente anche a funzionamento elettrico.
Vetrate isolanti e guarnizioni ermetiche applicate alle battute assicurano un buon livello
di isolamento termo-acustico. Per attenuare all'occorrenza la luce proveniente dalla
finestra si può scegliere fra diversi sistemi: per esempio si possono installare tendine
a rullo in vari colori, oppure di tipo "oscurante", ideali per camere da letto
perchè impediscono totalmente il passaggio della luce; tende alla veneziana (da montare
all'interno del serramento) per chi desidera poter graduare col "gioco" delle
lamelle l'intensità luminosa; tende da esterno, in grado di proteggere l'ambiente anche
dal calore dei raggi solari.
